Mi chiamo Sal

Sal è anagraficamente italiano, ma d'aspetto orrendamente negro, o meglio, sbiadito; una sorta di nero pentito o, per essere più precisi, bianco indeciso.

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Mi chiamo Sal

Sal è un giovane di buone speranze, carico di entusiasmo; anche troppo! La prima volta che si affacciò al mondo del lavoro lo fece con tanto entusiasmo, che cascò di sotto! Sal è anagraficamente italiano, ma d’aspetto orrendamente negro, o meglio, sbiadito; una sorta di nero pentito o, per essere più precisi, bianco indeciso. Il suo aspetto non completamente africano, o afro-americano, che gli potrebbe procurare ingaggi come conduttore di demagogici tg di finta sinistra, lo rende sicuramente rassicurante agli occhi di questa società ipocritamente multi etnica; ma se è vero che la vita è un gioco, il suo aspetto lo relega al ruolo di “eterno panchinaro”. Da un punto di vista cinematografico, potrebbe essere considerato una sorta di Denzel Washington dei poveri. Sal, nel profondo del suo animo, è masochisticamente orgoglioso di far parte della comunità bianca con la quale ha sempre convissuto e, tranne qualche piccolo ed insignificante episodio di apartheid, come i calci nel culo che prendeva alle elementari dalle suore, si può dire che l’infanzia e l’adolescenza del nostro simil-negro si sia svolta attraverso innumerevoli esperienze, alcune gratificanti e significative come il “Premio Abebe Bikila” conseguito nei primi anni ’70 per la velocità con la quale sfuggiva ai pestaggi dei neo-nazisti e dei naziskin! Recentemente, alcune società informatiche hanno intuito le sue enormi potenzialità nel settore, Sal a tutt’oggi, può vantare, a detta dell’autorevolissima testata “Forbes”, il primo ed incontrastato primato di pulitore di monitors di personal computer portatili. La sua versatilità e il suo ingegno hanno fatto da apripista per un impiego assolutamente originale che può finalmente dare dignità a tutte le minoranze etniche che faticano a trovare un impiego in questo settore dominato dagli occidentali. Già frotte di emuli e seguaci di Sal, di origine pakistana e indonesiana, stanno seguendo le sue orme con successo e con proventi molto più soddisfacenti delle misere monetine dei semafori. Oggi, per ogni lavata di schermo, gli albanesi, i turchi, gli etiopi, possono percepire persino due euro a prestazione che rappresentano un traguardo non indifferente nell’integrazione degli stranieri alla ricerca di una sistemazione idonea e duratura. Tanto di cappello a Sal, dunque: un volenteroso giovane meticcio, mulatto, mezzosangue, mezzoschiavo che ha ridato dignità alla ormai desueta e trita figura di Kunta Kinte. Potremmo definire Sal un “Kunta Niente”, nel senso che, nessuno, nonostante il suo entusiasmo, lo prende in considerazione, se non per utilizzi di bassa levatura come catramare le buche in Via Boccea o togliere le zecche ai cani morti a Tor Lupara. Pensate che passi da gigante!

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