Cartoline dall’inferno

Siamo tutti peccatori, ma un giorno non lontano dovremo rendere conto dei nostri peccati ad un ente superiore che non è l'INPS.

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Cartoline dall’inferno

Siamo tutti peccatori, ma un giorno non lontano dovremo rendere conto dei nostri peccati ad un ente superiore che non è l’INPS. Ammesso che esista l’Inferno, e non è escluso perché un mio amico peccatore è tornato dal coma più abbronzato, deve essere atroce: fiamme, merda, tantissima merda, pioggia di lapilli, e tutto questo per l’eternità, per fartela pagare! Vorrei sapere che gliene frega a Lucifero se uno cracca la playlist di Valentina Nappi su PornHub! Qualche consiglio per chi dovesse capitare all’inferno: l’abbigliamento deve essere quanto più è possibile leggero, niente cappotti e maglie di lana. Quando arrivate, non fate i burini. Educazione alla porta, salutate anche se non conoscete, non ve ne uscite con frasi tipo: “chi diavolo è questo?” Il linguaggio bisogna rivederlo tutto, ci sono frasi che dette qua hanno un senso, dette là diventano delle stronzate. Ad esempio frasi come: “ci posso mettere la mano sul fuoco”, “fa un caldo della Madonna!” oppure “ho passato una giornata d’inferno” sono da evitare accuratamente. A cena, quando ordinate, non tentate di fare gli spiritosi. “Polli alla diavola” non ne hanno. Ah, soprattutto, toglietevi l’idea del ventilatore nascosto tra le mutande, che se ve lo scoprono sono capaci di metterlo in moto col solo pensiero e, se per le donne può avere l’effetto “EPYLADY”, per gli uomini so’ cazzi!

Repertorio

Mi chiamo Sal

Sal è anagraficamente italiano, ma d’aspetto orrendamente negro, o meglio, sbiadito; una sorta di nero pentito o, per essere più precisi, bianco indeciso.

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Chi sono

Sono un uomo di buone speranze, carico di energia; anche troppa! La prima volta che mi affacciai al mondo del lavoro, lo feci con così tanto entusiasmo che cascai di sotto.

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